Buongiorno!
Essendo lunedì ed avendo passato gli ultimi giorni a parlare di argomenti allegri e divertenti, credo una parentesi di serietà sia dovuta.
Sappiamo che la nostra vita non è fatta solo di sorrisi e felicità, purtroppo. Ma questa è la vita, problemi di vista o meno.
Oggi vorrei condividere con voi la mia pagina più buia per quel che riguarda la discrimiazione.
La parte peggiore di questa storia è avvenuta alle scuole medie, tra il 2000 e il 2003. Stavo rapidamente perdendo la vista, nessun medico era in grado di dirci come mai e intanto andavo a scuola ed ero il bersaglio preferito di tutti gli scherzi, insieme all'altra mia compagna di scherni, una ragazzina albanese che parlava male italiano. Ironia della discriminazione, i diversi sono sempre oggetto di cattiveria.
Le brutalità, e non ho alcun timore di usare questa parola, erano di ogni genere. I miei cari compagnucci mi prendevano la gomma, le toglievano l'incarto blu che mi consentiva di vederla sul banco grigio e me la buttavano per terra. Il pavimento era di quel linoleum a macchie bianche, grige e marroni. Non vedendola, dovevo accucciarmi a terra e tastare il pavimento per trovarla, tra le risate di tutti.
Ovviamente il gruppo delle "fighette" era sempre contro di me: battutine sciocche, risatine a ogni mio movimento, gossip cattivi alle spalle. Il solito repertorio, insomma.
Purtroppo ero anche brava a scuola, il che aumentaava solo la mia esposizione alle cattiverie.
Le insegnanti ci mettevano il carico: mi facevano leggere ad alta voce, mi facevano scrivere alla lavagna facendomi obbligatoriamente seguire i quadretti che io non vedevo, dicevano ai compagni di non darmi fastidio "perché ha dei problemi". Scoppi di risate senza ragione... La prof di ginnastica mi faceva allenare separatamente con la palla medica, mentre gli altri giocavano a basket o a pallavolo. Ovviamente, in una scuola con delle attrezzature sportive invidiabili, dovevamo per forza giocare a sport con la palla, perchè includere anche la ragazzina che vede male? L'atletica poi forse era anche peggio: invece di farci usare l'anello di corsa, dove non avrei avuto alcun problema, ci faceva fare la mitica corsa campestre, che comprendeva tratti di corsa su e giù per le scale degli spalti del campo. Non vedendo i gradini, dovevo fermarmi e andare piano, mentre tutti, facendolo intenzionalmente, mi correvano accanto facendomi dei rifili appositamente per farmi vacillare.
Infine, come ciliegina, c'è da menzionare un gruppetto di ragazzini ripetenti, provenienti da famiglie estremamente disagiate, che mi prendevano felicemente di mira, picchiandomi e insultandomi molto pesantemente. Ricordo che i miei andarono un paio di volte dai Carabinieri, ma i ragazzi erano minori degli anni 14, quindi non si poteva fare niente. Come se avere meno di 14 anni escluda la possibilità di essere dei delinquenti. Magari negli anni '40, ma non oggi.
Tre anni bellissimi, senza amici veri e senza niente al di fuori dello studio. In più, quando non ero a scuola, spesso ero in giro per ospedali e cliniche. Sì, davvero degli anni meravigliosi.
Alla fine di questo inferno, dove nessuno, dalla preside che diceva a mia madre che non dovevo essere un onore per la scuola, ai compagni che mi bersagliavani costatemente, posso dire che qualcosa l'ho imparato.
L'educazione in prima istanza, viene dalle famiglie. Se in famiglia esiste "il diverso", esisterà anche fuori e tutti si sentiranno legittimati a rompergli le palle per tutto.
La scuola, poi, dovrebbe preoccuparsi meno degli scioperi e dell'autogestione, e provvedere a fornire una seria formazione ai ragazzi. Non tutti gli insegnanti sono portati, ciò non significa che si debba lasciare che la giornata scolastica passi senza inculcare niente nella testa dei ragazzi.
Infine ci siamo noi talpe: è vero che la pazienza è la virtù dei santi, ma io tremo all'idea che dopo di me tantissimi altri ragazzi debbano passare quello che ho subito io. Io avevo e ho la fortuna di avere alle spalle una famiglia tostissima, che nonostante tutto il male, mi ha semrpre incoraggiata ad andare avanti, anche quando sembrava tutto troppo tremendo da sopportare.
Ma onestamente, credo che non sia giusto costringere un bambino a farsi crescere il pelo sullo stomaco anche solo per sopravvivere a un giorno di scuola. Non è giusto farlo crescere di colpo perché non esiste alternativa, magari aspettando che si addormenti tra le lacrime, nel terrore di andare a scuola il giorno dopo, temendo nuovi abusi che sicuramente arriveranno.
Si tratta di un vero e proprio abomminio, una violenza inaudita e intollerabile. Tutti hanno il diritto di crescere secondo ciò che lo sviluppo normale vuole, senza forzature e senza traumi così profondi.
Chiedo a chi legge questo mio post, magari con dei problemi di vista come i miei se non peggiori, di non mollare mai la presa. Piuttosto mandate tutti a quel paese, urlate, tirate oggetti, ma dopo esservi sfogato, tornate in trincea. So che è orrendo pensare alla propria vita come se fosse una guerra, ma a volte ci sono richiesti sforzi straordinari, e straordinari dobbiamo essere. Dobbiamo farlo per noi, per la nostra famglia, per quelli che ci sono passati prima di noi e quelli che inevitabilmente ci passeranno in futuro.
Dobbiamo essere noi il cambiamento: denunciate gli abusi, rompete le scatole per studiare, non accontentatevi delle briciole ma esigete l'intera torta come tutti. Sarà faticoso, ma vi giuro che dopo l'ostacolo il premio c'è, anche se non lo vedete, si tratta della vostra indipendenza, della vostra dignità e della Nostra vita.
A tutti coloro che leggono e magari non sono bene a conoscenza dei problemi delle talpe d'Italia, chiedo di essere gentili. La cortesia è una virtù ormai quasi sparita, ma cercate di essere gentili. Non guardateci come se venissimo da un altro pianeta, come se volessimo rubare qualcosa o come se portassimo malattie di chissà che genere.
Smettiamo di sottolineare le differenze. Facciamo un'attività più utile e costruttiva: cerchiamo e rafforziamo le simiglianze!
Se dai vertici non arriva mai aiuto, incoraggiamento o sostegno, bè, io dico e chissenefrega!
Siamo noi il cambiamento che vogliamo che ci sia, siamo noi l'esempio che vogliamo dare. Smettiamo di lamentarci, usciamo dall'ombra e pretendiamo tutto quello che ci spetta, perchè ci spetta e basta. Siamo noi il nostro futuro.
PS: i ragazzini che mi hanno devastata alle medie, oggi sono in galera, o spacciano, o non hanno combinato assolutamente niente nella loro vita. Io mi sono laureata, ho vinto un paio di medaglie internazionali di canottaggio e ho una vita.
E adesso chi ride?
