Buongiorno e buon giovedì
a tutti!
Finalmente il giorno della
settimana che preferisco: il pre-weekend!
Stamattina mi sono
svegliata contenta, mi sono messa a pensare e la prima cosa che mi è balenata in
questa testa matta è quanto sia bello senirsi parte di qualcosa e che tipo di
sicurezza dà il senso di appartenenza.
Ovviamente, non intendo
dire che si sta bene solo quando si appartiene al branco o quando si crede di essere di proprietà di qualcuno, come
se fosse il nostro unico porto sicuro. Credo che queste siano sensazioni malate, basate
più sulla paura che sulla vera coscienza di sé.
Mi riferisco, invece, alla
sensazione che si ha quando si fa qualcosa che ci piace, in serenità,
circondati da persone che apprezziamo e che ci apprezzano.
Dopo più di due settimane
lontana dai miei due mondi, il canottaggio e lo studio legale, mi sentivo un po’
spaesata. Sì, è stato bello vedere una città nuova, provare attività nuove e cercare
di rendere accettabile una permanenza a Berna per radioterapia. Ma alla fine mi
mancavano moltissimo i miei ambienti, dove mi sento tranquilla e dove so di riuscire
a dare il massimo.
Tornare, poi, mi ha
convinta che sono davvero affezionata. Nonostante Roma sia una vera città
incubo per me e per la gestione di tutte le difficoltà visive, rientrare e
vedere che tutti mi hanno accolta a braccia aperte come se aspettassero il mio
ritorno, mi ha davvero fatta stare bene.
Non è stato sempre così.
In passato, infatti, sono stata molto male perché sentivo di non avere una mia
dimenzione. Soprattutto finito il liceo, gettata nella mischia dell’università,
dove spesso e volentieri la gente appena capiva che avevo qualche problema di
vista faceva in modo di defilarsi rapidamente, ho passato degli anni ostici,
dove sentivo di non essere me stessa perché non trovavo un habitat dove
esprimermi.
In Erasmus, poi, le cose
sono cambiate; ho conosciuto persone stupende con le quali ho ancora una
bellissima amicizia che spero di portare avani per sempre. La distanza non
aiuta, la persona più vicina a me abita in Belgio! Ma nonostante questo
ostacolo, ogni volta che ci sentiamo o vediamo, è come se ci fossimo lasciate
la sera prima dopo la lezione di zumba.
Per questo penso che
sentirsi appartenere a qualcosa, che sia
un gruppo di amici, un luogo di lavoro o una lezione di yoga è bello.
Sai che c’è un ambiente dove essere te stesso ed essere a tuo agio con gli altri.
Mi piacerebbe moltissimo
che le famiglie e le scuole e le università, così come le associazioni, invece
di creare ghetti, dove la diversità viene solo evidenziata, inludessero tutti i
talponi, sottolineando le somiglianze tra noi. Un coro a scuola, un corso di
atletica o di canottaggio nei pomeriggi, un circolo dell’arte. Ma non solo per
i diversamente abili, ma per tutti.
Mescolando la diversità con la diversità, parchè in ogni caso, una volta che
crei un gruppo di persone, non si tratterà mai di un gruppo completamente
omogeneo, secondo me la società migliorerebbe all’istante.
Si tratta solo di superare
la paura e i pregiudizi, di andare oltre a ciò che si vede, da entrambe i lati,
e unirsi per uno scopo, che sia il puro divertimento o qualcosa di più grande.
Così si crea un gruppo
saldo: dando un obiettivo in cui tutti credono, a prescindere dalle differenze,
che unisca tutti sotto la stessa bandiera.
Pensateci
e producete anche voi. Siamo noi i primi a doverci muovere, inutile aspettare
la manna dal cielo. C’è stata solo nella Bibbia!
Homo faber fortunae suae,
uniti sotto la stessa ala, insieme per lo stesso traguardo!
Ho fame, vado a farmi uno
spuntino.
XOXO
